Casa Museo: informazioni e descrizione.

 

A CASA DO' FASCITRARU
di Francesco Giuliano

 

Sciurtinu città dò meli è 'ntitulatu
pò ranni nnummuru di vecchi fascitrari
ca cu 'mpegnu e simpatia hana tramannatu
'e picciotti l'arti e 'i stigghi pi travagghiari.

(ottobre,2000)

Jeli Pagliaro

 

 
È conosciuto da sempre il miele straordinariamente aromatico dei monti Iblei, sui quali ancora oggi crescono copiose le piante mellifere dai fiori profumatissimi. Antichi poeti e scrittori latini hanno cantato le qualità e il gusto del miele ibleo che, nel corso dei secoli, ogni comunità iblea ha continuato a produrre con amore e cura. La prima testimonianza documentale, quella del parroco sortinese Andrea Gurciullo (Sortino 1718-1803), cronista, letterato e memorialista, riferisce che gli apicoltori di Sortino svolgevano la loro attività, traendo un certo reddito, che, comunque, non era così cospicuo da fare sentire i propri benefici effetti economici sull'intera popolazione sortinese ma rendeva discretamente agiate solo le numerose famiglie dedite all'apicoltura. La stessa cosa fu confermata, dopo oltre cento anni, dal ricercatore storico Sebastiano Pisano Baudo (Lentini, 1840-1926), il quale, nella Storia di Sortino e dintorni scriveva: "Contribuiva alla prosperità di molte famiglie la raccolta del miele e la manifattura della cera, pur non avendo i prodotti di queste industrie un'immediata influenza negli universali bisogni del popolo" (Ed. Salvatore Scolari, Lentini, 1995, ristampa, pg. 90).
Insediatasi nel territorio aretuseo agli inizi degli anni Cinquanta dello scorso secolo XX, la grande industria, che aveva sacrificato nel corso dei decenni tanti figli della terra aretusea, allorquando sembrava aver finito di radere al suolo nel pieno della propria attività l'antica agricoltura del siracusano, proprio allora risorgeva, in piena crisi industriale, come l'araba fenice, il gusto per le cose genuine della terra, della natura. Il primo a rinascere, semmai fosse effettivamente scomparso, è stato il miele, quale alimento naturale, prodotto direttamente dalle api, senza la manipolazione dell'uomo.
 
 
 
 
 
 
Sortino, povera di terre fertili ma dalla millenaria tradizione apistica, è stata prontamente sensibile all'esigenza di genuinità, offrendo al largo territorio circostante il proprio antichissimo miele, che, come un fiume carsico, riemergeva in superficie.
Con la rinascita del genuino miele, è riaffiorata anche la memoria del passato: perché, quando mangiamo il miele, non gustiamo soltanto la sua dolcezza e il suo ineguagliabile aroma, ma assimiliamo e riviviamo la nostra storia col suo mondo agricolo, fatto di tribolazioni, soddisfazioni, sconfitte e di piccole e grandi vittorie su una natura tante volte ingrata e difficile.
La Sagra del Miele di Sortino, che con fortuna e successo si ripete annualmente dal 1981, con tanta partecipazione di visitatori provenienti non solo dalla provincia di Siracusa, ma anche da terre più lontane, è la dimostrazione che l'esigenza del genuino è viva e generale: a Sortino infatti è possibile trovare, insieme col miele, tante altre genuinità quali olio, formaggio, arance ovali e i tipici prodotti della gastronomia locale.
Le testimonianze viventi del passato - quelle poche che ancora resistono - ci aiutano a conoscere e rivivere quella che fu, lo si può ben dire, la cultura del miele.
Tali testimonianze non consistono solo nell'amore del vecchio fascitraru (apicoltore) verso la sua secolare attività e neanche nel conservare, con cura e attaccamento, nella propria abitazione antichi attrezzi da lavoro, ma è invece l'incontro di ambedue gli elementi, che danno origine al bene culturale vivente: l'amore, che rianima i beni, e i beni stessi, che sono gli attrezzi. Dalla fusione di questi due elementi riceviamo storia e cultura.
 
In tale contesto il passato fa le consegne al futuro, come realmente le ha fatte il quasi novantenne don Peppino Blancato, scomparso nel marzo 2003, uno dei tanti mastri apicoltori sortinesi ed eccellente e raffinato amatore di Sortino, come ha attestato l'etnologo Antonino Uccello e ha condiviso lo scrittore Vincenzo Consolo, che lo ebbero compagno e guida nelle loro peregrinazioni per le valli iblee.
Le nuove generazioni, in particolare, due nipoti di antichi apicoltori, Vincenzo Bombaci e Mario Cannamela, hanno raccolto l'input. E così hanno ricostruito a Sortino, con l'assistenza di anziani apicoltori, con la completezza e la fedeltà storica contraddistinta, l'antica Casa dò fascitraru, l'antico laboratorio dell'apicoltore, non come fredda esposizione o mera elencazione di arnesi e utensili, ma come "ambiente", dove poter rivivere la genuina memoria del passato, anche attraverso l'esperienza dell'animazione, che fa comprendere la fatica amorevole con cui gli apicoltori lavoravano.
 
 
 
 
 
 
 
Tale laboratorio ricostruito è la "Casa Museo dell'apicoltura tradizionale", promossa, nell'ambito delle iniziative del Museo Comunale - sezione di Etnologia, patrocinata dal Comune di Sortino, il quale fa parte, dal marzo 2002, dell'Associazione Nazionale "Le Città del Miele".
A cura dell'Associazione Culturale "Civiltà Iblea" con sede in Sortino, la "Casa Museo", ubicata alla via Gioberti n. c. 5, aperta in esposizione permanente dal 3 ottobre 2003 in occasione della XXIII Sagra del Miele, presenta quelle peculiarità sulle quali i vecchi apicoltori si rispecchiano, rivivendo emotivamente i momenti tristi o felici dell'operosità loro e delle api. La Casa ci mostra - con visite guidate - come i mastri fascitrari costruivano 'i fascetri (le arnie) câ ferra (con la ferula, Ferula Comunis, caratteristico legno poroso e leggero), sui banchi di lavoro, cioè supra ò vancu 'i sgarruzzari (sul banco apposito a tagliare a rocchetti - catrozzi - i tronchi della ferula) e supra ò vancu 'i parari (sul banco adatto a piallare e sfaccettare i rocchetti). La Casa Museo ci illustra pure come veniva effettuata la smielatura dê bbrischi (dei favi) cô cannisciu e cô conzu (col cestone e il torchio). Oltre le panciute giare del miele, trovano posto nella Casa anche il tipico carretto ('a carretta), per le notturne e defatiganti transumanze, i molti fascetri, 'u fucularu acceso per lavare la cera in acqua bollente, i tanti arnesi da lavoro, i depositi di rocchetti, appoggiati alti sulla parete, le lunghe verghe di mandorlo selvatico, di olivastro, di mirto e di bagolaro.
La Casa costituiva per l'apicoltore vanto e segno di benessere familiare, che per atavica connaturata riservatezza, non andava ostentato.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

 

Da visitare anche.

Oltre la Casa Museo dell'apicoltura tradizionale, è possibile visitare le tante bellezze architettoniche e naturali di Sortino:

 

  1. Le numerose chiese barocche, riccamente decorate;
  2. Il Museo Comunale "Sezione folkloristica Opera dei pupi" Don Ignazio Puglisi;
  3. La vasta necropoli di Pantalica, che con le sue oltre 5000 tombe artificiali è considerata la più grande necropoli d'Europa, ed è stata da alcuni anni inserita nel patrimonio UNESCO;
  4. La lussureggiante valle dell'Anapo;
  5. La sortino Medievale, distrutta dall'immane terremoto del 1693, e portata in auge dall' Associazione Siciliantica, sezione di Sortino;
  6. La Sagra del miele, nata nel 1980, che si svolge il primo week end di Ottobre di ogni anno.
 
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